15 Dischi che gli audiofili devono assolutamente avere

Ti consideri un audiofilo? Ecco il nostro elenco dei migliori album audiofili e guarda quanti ne hai già nella tua raccolta. Sperando che ce ne siano alcuni che non conosci ancora, questo articolo si propone di ampliare i tuoi orizzonti sonori. Dopo tutto, chi non ama scoprire nuovi album da aggiungere alla tua collezione o libreria digitale?

Se avete frequentato qualche negozio audiophile o qualche fiera del settore non avrete potuto non far caso alla popolarità di certi dischi, usati di frequente per prove di apparecchi o di impianti.

Si tratta dei cosiddetti dischi audiophile, ovvero incisioni di altissima qualità tecnica, dove particolare attenzione è stata posta nella registrazione dell’evento sonoro ed al suo trasferimento sul supporto, LP o CD che sia.
Poco interessanti, salvo lodevoli eccezioni, dal punto di vista artistico-musicale, essi diventano dei preziosi “strumenti” di misura che consentono rapidi confronti e prove d’ascolto, col vantaggio che, essendo conosciuti più o meno da tutti, funzionano da “riferimento” eliminando almeno la variabile del software.
D’altra parte, tali dischi sono di difficile reperibilità (acquistarli alle Mostre è la cosa più semplice) e costo spesso elevato. Di seguito troverai un piccolo elenco di dischi normalissimi e di grande diffusione, molti persino mid-price che si distinguono per la qualità tecnica della registrazione e dell’incisione e pertanto possono essere usati con successo come disco-prova.

NICK CAVE & THE BAD SEEDS – GHOSTEEN (2019)

1

GHOSTEEN (2019)

NICK CAVE & THE BAD SEEDS

Quattro decenni dopo la sua carriera musicale, Nick Cave ha ancora il potere di sorprendere – e Ghosteen è sia un allontanamento dal suo lavoro precedente (i soggetti delle canzoni sono più personali e confessionali di quelli di Cave ancora visitati) sia un album che sembra appropriato e fedele tutto ciò che è venuto prima. Sintetizzatori scintillanti sono alla base della voce caratteristica di Cave in questa esplorazione onirica, lussureggiante e assolutamente meravigliosa di perdita, dolore e disperazione.

2

OK COMPUTER OKNOTOK (2017)

Radiohead

OK Computer è il terzo album in studio del gruppo musicale britannico Radiohead, pubblicato il 21 maggio 1997 dalla Parlophone e dalla Capitol Records. Si tratta della prima pubblicazione autoprodotta del gruppo, con l’aiuto di Nigel Godrich, ed è stato registrato nell’Oxfordshire e a Bath, e completato per la maggior parte nella storica mansione di St. Catherine’s Court. L’album rappresenta un vero e proprio punto di svolta dal precedente lavoro del gruppo, The Bends, basato sulla chitarra e su testi introspettivi, per dirigersi verso testi astratti e musica sperimentale, che pose le basi per tutti i lavori successivi del gruppo. È unanimemente considerato dalla critica uno dei migliori album degli anni novanta, e anche uno dei migliori album rock di sempre. Vinse un Grammy per la “Best Alternative Rock Performance” e nel febbraio del 1998, a pochi mesi dall’uscita del disco, i lettori della rivista britannica Q votarono OK Computer come miglior album di sempre. La rivista Rolling Stone l’ha inserito al 162º posto della sua lista dei 500 migliori album.

3

2001

DR DRE

2001 (conosciuto anche come Chronic 2001 o Dr. Dre 2001) è il secondo lavoro in studio del rapper e produttore americano Dr. Dre. Il disco fu rilasciato nel novembre del 1999 dalla Interscope Records come seguito del suo album di debutto del 1992, The Chronic. Include classici come “The Next Episode”, “Still D.R.E” e “Forgot About D.R.E” che sono entrati nel gotha dei più grandi rapper di tutti i tempi. Tra le altre cose fu la scelta di Dre di collaborare con vari artisti ospiti come Mary J Blige, Eminem, Xzibit e Snoop Dogg che probabilmente resero anche questo disco così speciale.

4

What’S Going On

Marvin Gaye

L’album tratta temi come l’abuso di droga, la povertà e la guerra del Vietnam, e per questo inaugurò un nuovo corso nella musica soul. Viene considerato una sorta di concept album, dato che alcune tracce fanno da introduzione alla successiva. Viene anche catalogato come album Song Cycle, perché la traccia finale riprende la traccia iniziale dell’album. Il successo commerciale e critico dell’album fu immediato. Rimase per oltre un anno nella classifica degli album pop di Billboard e le vendite superarono i 2 milioni di copie fino alla fine del 1972, diventando così l’album del cantante con le migliori vendite fino a quel momento. Inoltre What’s Going On ricevette anche i migliori punteggi da varie riviste musicali e non, tra le quali Time, Rolling Stone (per il quale diventò “Album dell’anno”), The New York Times e Billboard, che gli attribuì il Billboard Trendsetter Award del 1971. Dal 2003 è entrato a far parte della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone, posizionandosi al numero 6. Un sondaggio del 1999 condotto dal giornale inglese Guardian/Observer lo nominò “Miglior album del XX secolo”.

5

ABBEY ROAD

The Beatles

Abbey Road è l’ultimo album in studio inciso dai Beatles; il successivo Let It Be (pubblicato nel maggio del 1970) contiene infatti brani registrati in precedenza nel gennaio 1969. Nel lato A ci sono pezzi divenuti celebri come Come Together di Lennon e Something, che assieme a Here Comes the Sun è fra le più celebri canzoni di Harrison. Octopus’s Garden fu la seconda e ultima composizione di Ringo Starr nei Beatles. Il lato B è costituito quasi interamente da un lunghissimo medley (chiamato anche The Long One in cui ballate e brani rock and roll si susseguono senza soluzione di continuità, con temi ripresi e variazioni, fino a un imponente crescendo finale. Fra i temi che si susseguono ce ne sono molti divenuti celebri, da She Came In Through the Bathroom Window a Golden Slumbers, fino al celebre finale, in cui il potente crescendo introdotto da Carry that Weight si risolve all’improvviso nella delicata melodia di The End, unica canzone del gruppo di Liverpool in cui il batterista Ringo Starr compie un assolo di batteria, nel brano è presente una sola strofa: «And in the end the love you take is equal to the love you make», verso che John Lennon definì “cosmico e filosofico”. Benché i quattro musicisti raramente partecipassero assieme alle sedute di registrazione, il risultato finale è un album notevole e di altissimo livello. Il disco registrò un successo di vendite, risultando l’LP dei Beatles più venduto di sempre con più di cinque milioni di copie commercializzate nel primo anno. A paragone, due anni prima le vendite di Sgt Pepper si erano fermate a tre milioni.

6

BLUE

JONI MITCHELL

Oltre alla grande abilità compositiva e alla poliedricità degli arrangiamenti, a far presa sull’ascoltatore è la tecnica vocale di Mitchell, giocata sul contrasto tra i toni alti da soprano (nella tradizione del canto medievale e dell’aria da opera), e quelli più profondi. Musicalmente, tutto è reso soffuso e minimale.

7

RANDOM ACCESS MEMORIES

DAFT PUNK

lo stile dell’album, Random Access Memories è stato creato con l’intenzione di rendere omaggio alla musica di fine Anni Settanta e primi Anni Ottanta, in particolare influenzata dal sound elettronico e futuristico della musica house. Come punti di modello e riferimento i Daft Punk hanno ammesso di essersi ispirati a Fleetwood Mac dei Fleetwood Mac e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. È stato rivelato anche che Random Access Memories volle essere un tributo per gli artisti che hanno più segnato il duo nel corso della loro formazione, tra cui Michael Jackson, i The Cars e gli Steely Dan.

8

SIGN O ‘THE TIMES

PRINCE

Prince suona la maggior parte degli strumenti nelle canzoni, fra cui la chitarra, il basso, la drum machine TR-909 (quest’ultima è presente in quasi tutti i beat delle canzoni presenti sull’album) proponendo brani di vario genere: dal rock al pop, dal soul al funk, con una produzione pulita e da arrangiamenti minimali e sexy.

9

WISH YOU WERE HERE

Pink Floyd

L’album, dopo un primo periodo di critiche contrastanti, fu acclamato dai critici e venne poi posizionato al 211º posto della lista “The 500 Greatest Albums of All Time” pubblicata dalla rivista musicale Rolling Stone. L’album ha venduto oltre 20 milioni di copie. Alan Parsons era stato l’ingegnere del suono per l’album precedente dei Pink Floyd, il celebrato The Dark Side of the Moon, ma rifiutò l’offerta di continuare a lavorare con il gruppo, per cominciare un suo personale progetto discografico. Il gruppo aveva già lavorato con l’ingegnere del suono Brian Humphries alla registrazione della colonna sonora del film More, registrata nei Pye Studios, e successivamente ancora nel 1974, quando egli sostituì un ingegnere poco esperto assunto a breve termine dalla EMI.

10

THRILLER

Michael Jackson

A livello strumentale, per la registrazione dei singoli brani e la rifinitura completa del disco, venne adottato l’impiego delle tecnologie più sofisticate all’epoca. L’attrezzatura utile alla registrazione dei brani venne scelta e selezionata con cura da Bruce Swedien nello studio di Santa Monica, dove era solito collezionare una grande quantità di microfoni, console e mixer. Il produttore spiegò inoltre come l’utilizzo di uno speciale programma, il Gamma Quantum Recording, abbia permesso ai produttori di aggirare deleteri effetti collaterali delle registrazioni multitraccia, e di accorciare di alcuni giorni i tempi di incisione. Questa tecnica era infatti in grado di mixare fino a 24 tracce su più nastri magnetici, permettendo l’accesso ad un numero illimitato di tracce: utilizzando infatti una traccia timecode SMPTE su ogni nastro e poi registrando ciascun brano su un’apposita bobina aperta, ciascun nastro avrebbe potuto contenere almeno due tracce. Il numero di tracce praticamente illimitato fu cruciale perché lasciò a Swedien la libertà di dedicarsi alla sua particolare passione per le registrazioni su stereo, sul quale venne effettivamente registrata la maggior parte delle sovraincisioni di Thriller, migliorandone il senso della larghezza, il realismo e l’immediatezza emotiva. Inoltre, per dare maggior risalto alle doti canore di Jackson, Bruce Swedien chiese ai falegnami dello studio di costruire una piattaforma di legno sulla quale Michael avrebbe potuto riverberare meglio la sua voce verso il microfono.

11

HOMOGENIC

Bjork

Le tracce di Homogenic sono un mix di musica elettronica (che trova il suo apice nel brano Pluto) e ricercati accompagnamenti di archi. Gli ingredienti di cui si compone “Homogenic” sono quindi relativamente pochi: elettronica, e un doppio quartetto d’archi. L’idea iniziale di Björk per Homogenic era di essere un insolito esperimento di panning stereo. Immaginava di usare solo archi, battiti e voce: archi nel canale sinistro, battiti nel canale destro e la voce nel mezzo.

12

HELLO, I MUST BE GOING

Phil Collins

L’album contiene elementi di groove pop, più influenze soul e R&B altamente melodiche. Anche se parte del materiale ha avuto successo, in gran parte lo ha dimostrato stava ancora cercando di capire come incorporare le tecniche di R&B nel suo stile “. [16] In Rolling Stone , il critico John Milward ha scritto dell’album: ” E’ un album della vecchia scuola di rock classico”.

13

Acoustic Live

Nils Lofgren

Oltre alla sua carriera solistica Nils Lofgren e’ stato per circa 25 anni membro della E Street Band di Bruce Springsteen ed ha suonato per diversi anni con i Crazy Horse e con i Grin. Splendido live di un chitarrista dotato di un talento eccelso e di una splendida voce in una qualita’ audio strepitosa.

14

Akapellando

Vocal Sampling

Questo album ha una media di battiti al minuto di 111 BPM (tempi più lenti / veloci: 77/150 BPM). L’album inizia a 112 BPM, termina a 123 BPM (+11), con tempi compresi tra 77 e 150 BPM.

15

Mellon Collie and the Infinite Sadness

Smashing Pumpkins

Le liriche sono un classico esempio dal tipico pessimismo giovanile che negli anni ’90 caratterizzò quasi tutti i lavori dell’ondata delle grunge bands. L’album verrà giudicato come un compendio di 40 anni di rock, evidente anche nei suoi acclamati singoli, partendo dal pop di 1979, all’orchestrale Tonight, Tonight, il violento grunge di Bullet with Butterfly Wings e il martellante riff di sabbathiana memoria di Zero, per finire con l’ultimo singolo Thirty-Three, una ballata che anticipa già le sonorità più intime ed elettroniche del successivo lavoro Adore. Le altre tracce vedono il gruppo (in realtà il compositore principale era il solo Corgan) cimentarsi con una versione aggiornata del prog-rock (Porcelina of the Vast Oceans e Thru the Eyes of Ruby) che invoca misteriose figure immaginarie, brani più vicini alla psichedelia dei primi Pink Floyd in Cupid De Locke e We Only Come out at Night, furiosi brani tra hard-rock, punk e metal e dolci ballate mid-tempo che strizzano l’occhio ai Beatles.

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